Caporalato e lavoro agricolo nella Piana del Sele: le inchieste, cosa dicono gli atti

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Caporalato nella Piana del Sele: le inchieste della Procura e della Direzione distrettuale antimafia hanno acceso i riflettori sullo sfruttamento del lavoro agricolo e sul sospetto che il meccanismo dei permessi stagionali sia stato, in alcuni casi, piegato a canale di ingresso irregolare. Ricostruiamo che cosa contestano gli atti, con presunzione d’innocenza per gli indagati, e perché il tema riguarda l’intera filiera.

Il rapporto tra economia legale, lavoro a basso costo e margini illeciti è tra i temi dell’intervento in video.

Le inchieste sul lavoro agricolo

Secondo quanto reso pubblico, la Procura di Salerno ha adottato misure nei confronti di diverse decine di persone, con oltre duecento lavoratori coinvolti come parti offese, in relazione ad accuse che vanno dall’associazione al favoreggiamento della tratta, dall’intermediazione illecita di manodopera allo sfruttamento, fino a ipotesi più gravi. Alcune misure non sarebbero state eseguite per irreperibilità degli indagati.

Un secondo filone, con ramificazioni interregionali seguite dalla DDA, ha riguardato il sospetto utilizzo del cosiddetto “decreto flussi” come canale di ingresso improprio: famiglie che avrebbero pagato somme rilevanti per l’ottenimento del visto, trovandosi poi in condizioni di servitù per debito e con retribuzioni orarie molto al di sotto dei minimi. Si tratta di ipotesi d’accusa oggetto di procedimenti in corso.

Come funziona, secondo l’accusa, il meccanismo

La ricostruzione investigativa descrive una catena in cui il lavoratore, spesso straniero e in condizione di irregolarità, diventa vulnerabile allo sfruttamento su più piani: la retribuzione reale molto inferiore a quella legale; in alcuni casi la registrazione di giornate agricole non corrispondenti al lavoro effettivo; la dipendenza dal datore per il rinnovo dei documenti. È un modello che gli inquirenti collegano, sul piano criminologico, alla compressione del costo del lavoro come vantaggio competitivo illecito.

Va ribadito che questi elementi appartengono alla tesi d’accusa e riguardano soggetti specifici: non descrivono l’intero comparto agricolo del territorio, in larga parte composto da imprese che operano nel rispetto delle regole.

Il collo di bottiglia dei permessi

Sul piano del contesto, i dati sulle domande di lavoro stagionale a fronte dei permessi effettivamente rilasciati mostrano uno scarto molto ampio: a decine di migliaia di domande corrisponde un numero assai ridotto di permessi. Questo squilibrio, osservano diversi analisti, contribuisce a produrre irregolarità che poi il caporalato sfrutta. È un elemento di sistema, che attiene alle politiche migratorie e non a responsabilità penali di singoli.

Cosa sappiamo e cosa manca

Sappiamo che esistono procedimenti con contestazioni gravi e un numero elevato di persone offese. Manca, per la gran parte dei filoni, l’esito dibattimentale: si tratta in prevalenza di indagini e misure, non di condanne definitive. Gli sviluppi processuali andranno aggiornati.

Fonti e approfondimenti

Atti e comunicati della Procura di Salerno e della DDA; cronache locali e nazionali sul lavoro agricolo. Per il quadro d’insieme si rimanda all’articolo-guida del dossier.

Nota di cautela: presunzione d’innocenza

Gli indagati godono della presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva. Le misure cautelari non costituiscono accertamento di responsabilità. Nessuna affermazione di questo articolo costituisce accusa propria della redazione.

FAQ

Tutte le aziende agricole della Piana sfruttano i lavoratori? No. Le inchieste riguardano soggetti specifici; la maggioranza delle imprese opera regolarmente.

Il “decreto flussi” è illegale? No: è uno strumento legittimo di programmazione degli ingressi. L’ipotesi d’accusa riguarda un suo eventuale uso distorto in casi specifici.

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