La Turchia fra NATO e Russia: l equilibrio che nessun altro puo tenere
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La posizione geopolitica della Turchia nel contesto attuale è definita da un equilibrio complesso e multiforme. Ankara ha saputo mantenere una linea diplomatica e strategica che le permette di interagire con attori spesso in opposizione tra loro, gestendo contemporaneamente il sostegno militare a Kiev, la cooperazione energetica con Mosca e la propria appartenenza alla NATO. Questa capacità di navigare tra diverse sfere di influenza è descritta dalle analisi come il tentativo di trasformare le crisi in leva geopolitica.
L’evoluzione della dottrina marittima e la proiezione di potenza
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Un elemento fondamentale per comprendere l’attuale ruolo della Turchia è la trasformazione della sua concezione degli spazi marittimi. Secondo quanto riportato da Daniele Santoro nella trascrizione del video “Turchia nuova potenza del Mediterraneo”, il Paese ha vissuto una profonda trasformazione sotto il profilo della “patria blu”. Questa dottrina, inizialmente innescata da Mustafa Kemal Atatürk, non aveva una valenza esclusivamente militare, ma mirava a radicare nella mentalità dei turchi l’importanza di dominare gli spazi marittimi.
Santoro spiega che, storicamente, l’Impero Ottomano non si era concepito come una potenza propriamente marittima, nonostante dominasse i mari. Questa carenza di capacità di proiezione navale era stata uno dei problemi fondamentali della crisi finale dell’Impero. Al contrario, la Turchia contemporanea si propone di concepire gli spazi marittimi non come ostacoli che separano le terre, ma come spazi da controllare e dominare per aumentare il benessere geopolitico.
Questa rivoluzione culturale ha prodotto cambiamenti concreti nella Marina turca, che oggi è descritta da Santoro come una “marina propriamente turca”. Mentre un decennio fa la flotta era derivata dalle potenze occidentali, oggi le principali navi da guerra vengono prodotte nei cantieri navali anatolici. Santoro evidenzia la costruzione autonoma di fregate classe STIF, sottomarini avanzati, cacciatorpediniere e la costruzione di una portaerei che, per lunghezza e tonnellaggio, sarà la principale in dotazione a una marina europea, superando il Charles de Gaulle francese.
“L’obiettivo finale della dottrina della patria blu è quello di rendere la Turchia una potenza propriamente oceanica, in grado di partecipare da protagonista alla competizione globale che, come sappiamo, si gioca prevalentemente sui mari.”
Questa capacità di proiezione d’altura permette alla Turchia non solo di difendere i propri mari di casa, ma di proiettare forza navale nel Mediterraneo, nel Mar Nero e oltre. Un esempio recente citato da Santoro è l’arrivo della prima nave da perforazione turca nelle acque somale, scortata da navi da guerra, che testimonia come la Turchia sia ormai in grado di affacciarsi sugli oceani oltre lo Stretto di Bab al-Mandab.
Gli Stretti e la gestione delle dipendenze della Russia
Il controllo degli Stretti di Bosforo e Dardanelli rappresenta un pilastro della strategia turca. Secondo Daniele Santoro, la Turchia non percepisce più questi passaggi come vulnerabilità da difendere, ma come un “tesoro geopolitico” da sfruttare. Questo cambiamento di prospettiva è diventato evidente dopo l’inizio della guerra in Ucraina nel 2022.
Santoro riporta che la Turchia ha utilizzato l’articolo 19 della convenzione di Montreux per chiudere gli stretti alle navi da guerra dei paesi belligeranti (Russia e Ucraina). Tuttavia, l’analisi sottolinea un aspetto cruciale: la Turchia ha contemporaneamente chiesto agli stati non belligeranti, in particolare agli Stati Uniti e al Regno Unito, di non inviare navi da guerra verso il Mar Nero. Questo comportamento dimostra un potere discrezionale significativo.
“La Russia è doppiamente dipendente dalla Turchia, che da un lato può chiudere gli stretti alle navi russe in caso di guerra, dall’altro lato potrebbe però far entrare navi della NATO ai sensi di Montreux. Ma la Turchia invece deciso di spendersi, diciamo, a favore indirettamente della Russia. Se oggi la Russia non si ritrova la NATO nel Mar Nero è perché la Turchia lo impedisce senza tuttavia avvalersi [dell’articolo 21].”
Oltre alla dimensione militare, la Turchia esercita una pressione economica attraverso i pedaggi. Santoro osserva che il pedaggio, rimasto stabile per circa 40 anni intorno agli 80 dollari, è stato portato dalla Turchia a oltre 400 dollari nel 2022, arrivando oggi a 650 dollari. Poiché attraverso gli stretti passa il 5% del traffico globale di petrolio e il 20% del petrolio esportato dalla Russia, questa mossa aumenta significativamente le entrate turche, che sono passate da 30-40 milioni di dollari annui a circa 250 milioni di dollari.
Inoltre, la Turchia sta esplorando il progetto del Canale Istanbul. Sebbene non violi il regime di Montreux, il progetto mira a costringere la deviazione delle petroliere russe verso un canale artificiale, utilizzando leve ambientali e tecniche per ritardare il transito attraverso il Bosforo e imporre i dazi standard.
Relazioni energetiche e difesa: il nodo con Mosca e Washington
L’equilibrio turco si manifesta anche attraverso scelte industriali e commerciali che coinvolgono direttamente le due grandi potenze. Nel 2019, la Turchia ha acquistato il sistema missilistico russo S-400. Questo acquisto ha portato gli Stati Uniti a imporre le sanzioni CAATSA contro l’agenzia di approvvigionamento della difesa turca nel dicembre 2020. Tuttavia, questo scenario è cambiato nel corso del tempo: al summit NATO del 2026, il presidente statunitense Trump ha annunciato la rimozione delle sanzioni CAATSA imposte alla Turchia.
Parallelamente, la cooperazione energetica con la Russia continua a essere un pilastro della strategia di Ankara. Nel dicembre 2025, il ministro dell’energia turco ha dichiarato che la Russia aveva fornito finanziamenti aggiuntivi per 9 miliardi di dollari per la centrale nucleare di Akkuyu, che rappresenta il primo impianto nucleare turco.
Questa dualità è sintetica nella posizione attuale del Paese: contemporaneamente sostiene militarmente Kiev nell’ambito del programma PURL (di cui Erdogan ha annunciato la prosecuzione), collabora energeticamente con Mosca e mantiene la propria appartenenza alla NATO. Tale approccio permette alla Turchia di mantenere relazioni che molti Paesi NATO non hanno più o non possono più esercitare con la stessa efficacia.
La Turchia come attore chiave nel Mediterraneo e nel Mar Nero
La posizione della Turchia è centrale per la sicurezza di diverse regioni, dal Mediterraneo orientale ai Balcani, fino alla Libia e al Mar Nero. Santoro identifica il corridoio di mare tra Grecia e Turchia come il “vero stretto turco”, poiché una sua militarizzazione da parte di Grecia o Israele potrebbe bloccare la continuità marittima della Repubblica della Turchia, lasciandola chiusa nel Mar di Marmara.
La dinamica nel Mediterraneo orientale vede la Turchia competere con Israele e Grecia su questioni relative a Cipro e alle isole dell’Egeo. Santoro sottolinea come la Turchia sia oggi un attore capace di proiettare forza navale e di competere nelle principali partite mediterranee, influenzando gli equilibri tra potenze regionali e globali.
Le analisi descrivono l’approccio di Ankara come un tentativo di trasformare le crisi in leva geopolitica. Sebbene la NATO torni a puntare sulla Turchia pur continuando a diffidarne, il Paese si conferma un nodo essenziale per la gestione degli stretti e dei flussi commerciali e militari. Ciò che resta aperto è la capacità di mantenere questo equilibrio nel lungo periodo, mentre la Turchia continua a trasformare la propria identità da potenza costiera a potenza marittima e oceanica.
Fonti
I fatti citati vengono da:

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