La Turchia di Erdogan: egemonia, espansione o eredita’? Tre letture a confronto

Views: 11

Dal canale Limes. Le citazioni dell’articolo vengono da questo video.

L’analisi della Turchia contemporanea richiede un approccio multidimensionale, poiché la percezione della sua politica estera varia significativamente a seconda della lente interpretativa adottata. Attraverso il confronto di tre diverse fonti — il canale Limes, Nova Lectio e La Biblioteca di Alessandria — emergono tre narrazioni distinte: la Turchia come potenza egemone in competizione con Israele, come espansionismo di Erdogan, o come nazione forgiata da un trauma storico e da una successiva proiezione di forza.

La Turchia come potenza egemone e il confronto con Israele

Secondo l’analisi fornita dal canale Limes, la Turchia si sta posizionando come un attore centrale nei nuovi equilibri del Medio Oriente. In questo contesto, il canale identifica una competizione diretta con Israele per l’egemonia regionale. La narrazione di Limes suggerisce che, mentre la parabola geopolitica dell’Iran è considerata in declino, quella della Turchia sia in ascesa, portandola a essere percepita da Israele come il “nemico di domani”, o forse già di oggi.

L’esperto del canale, Daniele Santoro, sottolinea come Israele individui nella Turchia una potenza con il potenziale per dominare la regione. Questo timore israeliano sarebbe alimentato da diversi fattori documentati nel video:

  • La presenza turca in Siria e l’influenza esercitata su Gaza.
  • Le relazioni di cooperazione strategica e militare con Egitto e Arabia Saudita.
  • Il controllo della Somalia, descritta come una “colonia turca” dove Ankara controlla infrastrutture strategiche come il porto e l’aeroporto di Mogadiscio, oltre a possedere la sua più grande base militare all’estero.
  • Il rapporto con l’Azerbaigian, definito come uno stato “quasi confederato” nei fatti alla Repubblica di Turchia.

In questa prospettiva, il canale Limes evidenzia come Israele cerchi di reagire a questo percepito accerchiamento attraverso una strategia di controcerchiamento, cercando di estendere lo spazio dello scontro lontano dai propri confini. Santoro spiega:

“Israele sta cercando appunto più altro di cercare di spostare, così dire, il confronto, la prima linea del confronto con la Turchia il più lontano possibile dai confini israeliani, cioè per evitare che questo confronto si produca immediatamente in Siria o appunto ancora peggio a Gazza.”

L’analisi di Limes sottolinea inoltre la dimensione energetica della competizione. La Turchia avrebbe fatto saltare il progetto ISMED (il gasdotto mediterraneo che avrebbe collegato Israele ed Egitto all’Europa bypassando la Turchia), mentre Israele propone percorsi alternativi per i paesi del Golfo. Il controllo delle rotte marittime nel Mediterraneo e le zone economiche esclusive contese sono identificati come strumenti chiave di questa strategia di proiezione di influenza.

L’espansionismo di Erdogan e la dottrina della “Patria Blu”

Il canale Nova Lectio offre una lettura differente, inquadrando le azioni di Ankara come un chiaro espansionismo guidato dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Secondo questa analisi, la strategia turca si è evoluta da una fase iniziale di “nessun problema con il vicinato” (2002-2016) a una visione definita “neo-ottomana”, volta a riportare gran parte del Mediterraneo sotto la sfera di influenza turca.

Un elemento centrale di questa narrazione è la dottrina della Mavi Vatan, ovvero la “Patria Blu”. Il canale spiega che questa dottrina geopolitica ed economica mira a fornire una base legale alle ambizioni espansionistiche della Turchia nel Mediterraneo, puntando a ridisegnare le zone economiche esclusive nelle acque del Mar Egeo e del Mar Nero.

Nova Lectio documenta come questa strategia sia legata a obiettivi economici concreti, in particolare alla scoperta di giacimenti di gas naturale nel Mediterraneo orientale nel 2015. L’analisi evidenzia il ruolo di Ankara nel Mediterraneo occidentale attraverso gli accordi con la Libia:

  • Nel 2019, Erdogan ha firmato accordi con il governo di unità nazionale libico per la cooperazione militare e la delimitazione delle zone economiche esclusive.
  • La Turchia ha offerto sostegno militare diretto, inclusi droni e mercenari (consiglieri militari e mercenari siriani), in cambio di influenza e diritti di esplorazione dei fondali marini.
  • La strategia mira a bloccare la collaborazione tra Cipro, Egitto e Israele per la creazione di una linea di trasporto di gas che taglierebbe fuori i turchi.

Il canale sottolinea inoltre come la Turchia si sia assicurata la gestione dei corridoi migratori tra Africa e Italia, sostituendosi alla gestione italiana delle motovedette della guardia costiera libica. In sintesi, per Nova Lectio, i fatti documentano un piano di espansione che utilizza la tecnologia militare (i droni Bayraktar) e l’abilità diplomatica per trasformare la Libia in un “avamposto turco”.

Le radici storiche e il genocidio degli armeni

La terza lettura, proposta dal canale La Biblioteca di Alessandria, parte da una base storica differente: la formazione della Turchia moderna attraverso il trauma del genocidio degli armeni. Questa analisi non si concentra sulla competizione attuale, ma sulle fondamenta identitarie e politiche che hanno portato alla configurazione dello Stato turco.

Il canale descrive come il genocidio degli armeni, organizzato dall’Impero Ottomano, abbia portato alla quasi totale scomparsa della popolazione armena nell’Anatolia orientale. Secondo il video, questo evento non è solo un fatto di cronaca, ma ha una forte valenza politica poiché la Turchia moderna si rifiuta ancora di riconoscerlo come tale, definendolo un “normalissimo atto di guerra”.

L’analisi storica evidenzia come, durante la Prima Guerra Mondiale, gli ottomani abbiano iniziato a guardare con sospetto le popolazioni non musulmane, favorendo l’insediamento di curdi, turchi e circassi nelle zone armene. Il canale riporta:

“L’idea iniziò ad diventare quella di eliminare la popolazione armena cercando di dimostrare che tutto quel territorio fosse in realtà abitato da musulmani che peraltro erano già la maggioranza… il governo aveva molta paura di questa forte minoranza.”

Questo contesto storico serve a spiegare come la Turchia moderna si sia formata su una base di sostituzione etnica e nazionalismo turco. Il canale sottolinea che la Turchia attiva una campagna diplomatica all’esterno per impedire agli stati di riconoscere il genocidio, cercando di proteggere la narrazione nazionale che nega tali atrocità. Questa radice storica fornisce il quadro su cui si innesta la successiva proiezione di forza e la ricerca di un ruolo egemone nel mondo sunnita.

Riposizionamento strategico e proiezione di forza

Integrando le analisi dei tre canali, emerge un quadro coerente di un riposizionamento strategico turco avvenuto dopo il 7 ottobre 2023. I fatti documentati indicano un passaggio dalla diplomazia del soft power a una più netta proiezione di forza militare. L’obiettivo attribuito ad Ankara è quello di diventare il pilastro centrale del mondo sunnita, agendo su più fronti:

Interventi in Siria e Libia

In Siria, la Turchia è intervenuta per impedire il consolidarsi di entità curde percepite come una minaccia ai propri confini. In Libia, il sostegno militare fornito dal 2019 al governo riconosciuto a livello internazionale ha permesso ad Ankara di accrescere il proprio peso nel Mediterraneo orientale e sui dossier energetici. L’uso di droni, consiglieri militari e mercenari siriani è parte integrante di questa strategia di influenza.

Posizionamento nella NATO e autonomia

È fondamentale notare che la proiezione della Turchia avviene all’interno dell’alleanza NATO, non contro di essa. Questo dettaglio permette di interpretare le azioni turche in modi diversi: ciò che per un canale è “espansionismo”, per un altro è “ricerca di autonomia strategica”. I fatti rimangono gli stessi, ma il quadro interpretativo cambia radicalmente.

Il criterio per valutare queste politiche non risiede nella ricercata eleganza delle definizioni, ma negli effetti concreti che queste azioni producono per chi vive in Siria, in Libia e in Turchia. L’articolo espone le tre letture e i fatti documentati, lasciando aperta la questione su quale delle tre interpretazioni sia quella corretta, poiché ogni canale offre una prospettiva diversa sulla natura della potenza turca contemporanea.

Fonti

I fatti citati vengono da:

Continua sul sito