Come e’ cominciata, e come puo’ finire: la guerra in Ucraina secondo Limes, Nova Lectio e Geopop

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Dal canale Limes. Le citazioni dell’articolo vengono da questo video.

L’analisi del conflitto in Ucraina richiede un approccio multidimensionale che non si limiti a una singola narrazione, ma che sappia distinguere tra le diverse prospettive offerte dai principali osservatori geopolitici. Questo articolo confronta come tre canali — Limes, Nova Lectio e Geopop — raccontano le origini, lo sviluppo e le prospettive della guerra. Le tre impostazioni non sono alternative tra loro, ma rispondono a domande diverse sullo stesso conflitto: Nova Lectio ricostruisce come la guerra è cominciata, Geopop analizza il percorso che ha portato alla crisi, e Limes affronta la questione dell’escalation e dei negoziati, ovvero come la guerra può finire.

Le radici storiche e il percorso verso la crisi secondo Geopop

Per comprendere la situazione attuale, il canale Geopop ricostruisce il percorso che ha portato alla crisi, partendo da una prospettiva storica e strategica. Secondo Geopop, per la Russia l’Ucraina è considerata una “ferita aperta e molto dolorosa” per vari motivi. In particolare, la capitale Kiev è storicamente considerata la “culla del Popolo Russo” e la capitale del primo grande stato russo della storia, esistito per circa quattro secoli tra la fine dell’800 e l’inizio del 1200.

Geopop sottolinea come la Russia abbia sempre visto nella terra ucraina il “cuore profondo della sua civiltà”. La narrazione storica russa vede Kiev come la “madre delle chiese” e gli eredi delle “baby” (le città fondate dai russi). Dal punto di vista strategico, la Russia considera l’Ucraina un “cuscinetto territoriale assolutamente necessario per distanziare se stessa dal suo storico rivale, cioè gli Stati Uniti”. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, gli Stati Uniti avrebbero espanso attraverso la NATO la propria area influenza verso l’Europa Orientale, portandola “sull’uscio di casa della Russia”.

Dalla rivoluzione del 2014 all’occupazione della Crimea

Il canale Geopop evidenzia come il sistema si sia incrinato agli inizi degli anni 2000. Dopo la vittoria di un partito filo-occidentale nelle elezioni dell’ex Repubblica Sovietica, la Russia avrebbe preteso il pagamento dei debiti e alzato il prezzo del gas, scatenando crisi che hanno spinto gli stati europei a diversificare il mix energetico e a bypassare l’Ucraina tramite il gasdotto Nord Stream.

Nel novembre 2013, il presidente filorusso Iankovic si sarebbe rifiutato di firmare un trattato di maggiore integrazione economica con l’Unione Europea, scatenando ampie proteste e un “fiume rivoluzionario”. La Russia, definendo la rivoluzione un “colpo di stato sostenuto da USA e Unione Europea”, avrebbe invaso l’Ucraina per difendere i diritti dei cittadini russi. Nel 2014, la Russia ha occupato la Crimea, una penisola strategica per il controllo del Mar Nero, e successivamente ha sostenuto la ribellione di truppe indipendentiste nelle regioni del Donbass (Donetsk e Luhansk).

Secondo Geopop, il conflitto ha provocato 13.000 morti e più di 30.000 feriti, sottraendo all’Ucraina un territorio che ai tempi contava il 10% della sua popolazione e il 20% del PIL. Da quel momento, l’Ucraina si è rivolta agli Stati Uniti e all’Unione Europea, includendo nella Costituzione l’obiettivo di entrare in UE e NATO, portando alla crisi attuale.

Le origini dell’invasione e la dinamica dell’escalation secondo Nova Lectio

Nova Lectio si concentra sulla ricostruzione degli eventi del febbraio 2022, descrivendo l’inizio dell’operazione militare come un’invasione su larga scala. Il canale riporta che il 25 febbraio il presidente Putin ha annunciato l’avvio di un’operazione militare speciale a difesa delle due repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk. Subito dopo, si sono registrate esplosioni in diverse città ucraine, tra cui Kiev, dove le forze russe hanno tentato di prendersi l’aeroporto di Hostomel.

Nova Lectio sottolinea come la facilità con cui i russi sono entrati in Ucraina sia “la perfetta metafora dell’impotenza a volte autoimposta dell’Occidente”. Gli obiettivi dichiarati sarebbero la demilitarizzazione e la “denazificazione”, tradotti in un piano per annientare ogni capacità bellica ucraina e rimuovere il governo di Zelensky, creando potenzialmente uno “stato fantoccio” simile a una “Bielorussia 2.0”.

Il dilemma della sicurezza e la percezione della NATO

Il canale analizza anche la reazione della NATO. Secondo il professor Aldo Giannuli, citato da Nova Lectio, la NATO avrebbe gestito malissimo la fase precedente all’invasione, con allarmi che non corrispondevano a misure pratiche. Il canale discute se la NATO si sia “suicidata” in questa storia o se le accuse di accerchiamento siano pretesti di Mosca.

Nova Lectio evidenzia inoltre la dinamica della “paura”. La Russia descrive la propria azione come una risposta all’accerchiamento, mentre l’Occidente vede l’invasione come una violazione del diritto internazionale. Il canale riporta che, mentre alcuni paesi del Nord e dell’Est sono “terrorizzati” da possibili concessioni alla Russia, quelli dell’Ovest sono in gran parte dipendenti da Mosca per le forniture di gas e temono che le sanzioni danneggino le loro economie.

L’attuale situazione bellica e le prospettive di negoziato secondo Limes

Il canale Limes affronta la questione di come la guerra possa finire, analizzando la posizione attuale della Russia e le possibili aperture diplomatiche. Limes osserva che, nonostante la Russia sembri in una “situazione precaria” a causa del rallentamento economico e degli attacchi d’élite, non è improbabile che questo significhi che negozierà facilmente. Al contrario, il canale sottolinea che Putin non negozia quando è sotto pressione, reagendo spesso con l’escalation.

Limes riporta che la Russia occupa circa il 20 per cento del territorio ucraino e chiede il controllo totale della regione di Donetsk. Kiev ha proposto di congelare il conflitto lungo le attuali linee del fronte, ma Mosca ha respinto la proposta. Il canale analizza le dichiarazioni di Putin, che si è richiamato agli accordi di Istanbul del 2022, ma con il rispetto della “realtà sul terreno”.

Le condizioni per la pace e i dati economici

Secondo Limes, il punto di svolta non sarà quando la Russia si sentirà sotto pressione, ma quando il Cremlino smetterà di credere che il tempo lavori a suo favore. Il canale evidenzia che la Russia tende a reagire alla debolezza con l’escalation. Limes riporta inoltre dati economici e militari significativi:

  • L’economia russa è passata da una crescita del 4 per cento nel 2023-24 a circa l’1 per cento nel 2025, con previsioni intorno allo 0,8 per cento per il 2026.
  • La spesa militare russa è salita dal 3,6 per cento del PIL nel 2021 al 7,1 per cento nel 2024.
  • La Corea del Nord ha inviato truppe e munizioni a sostegno dell’offensiva russa, ricevendo assistenza tecnologica militare.
  • Fonti ucraine riferiscono di dover cambiare la tecnologia dei droni ogni tre mesi per sfuggire alle contromisure russe.

Limes conclude che il criterio per valutare le prospettive di pace non è quale narrazione sulle origini sia corretta, ma quale percorso riduca il numero di persone uccise. L’articolo espone le tre ricostruzioni e i dati, ma non indica quale soluzione negoziale sia preferibile.

Dinamiche di escalation e dichiarazioni ufficiali

Il canale Limes approfondisce il concetto di “dilemma della sicurezza”, dove le misure di difesa di una parte vengono lette dall’altra come preparazione all’attacco. Questo crea una dinamica a specchio pericolosa tra Russia e paesi europei. La Russia descrive i piani di riarmo europei come minacce, mentre l’Europa vede l’invasione russa come una violazione della sicurezza collettiva.

In questo contesto, il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha dichiarato che Mosca è pronta a valutare proposte costruttive. Tuttavia, Limes avverte che la comunicazione russa è filtrata dalle necessità di propaganda. Gli incontri nel 2025 in Arabia Saudita e a Istanbul non hanno prodotto progressi significativi. La guerra attuale si caratterizza per una “smaterializzazione”, dove non si vince più solo prendendo una collina, ma disarticolando le infrastrutture e la capacità dell’avversario di essere uno stato funzionante.

Rimane aperto il dubbio su come la Russia percepirà le proprie difficoltà economiche e militari. Se la Russia deciderà di negoziare, lo farà solo se riterrà che il tempo non giochi più a suo favore, ma la sua reazione automatica alla pressione rimane, finora, quella dell’escalation e non della diplomazia.

Fonti

I fatti citati vengono da:

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