La Rus’ di Kyiv: l’origine che tutti rivendicano

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Dal canale Dossier della Storia. Le citazioni dell’articolo vengono da questo video.

La questione delle origini storiche della Rus’ di Kiev rappresenta uno dei nodi geopolitici più complessi e stratificati della contemporaneità. Non si tratta semplicemente di una disputa accademica circoscritta ai corridoi delle università o di una mera analisi cronologica degli eventi medievali; essa costituisce una contesa profonda e viscerale sulla coscienza nazionale, sull’identità culturale e sulle basi fondamentali della sovranità di tre popoli moderni: russi, ucraini e bielorussi. L’analisi di questo fenomeno richiede una distinzione metodologica netta e rigorosa tra la realtà storica dei fatti verificabili, le interpretazioni storiografiche influenzate da esigenze strategiche e le rivendicazioni politiche attuali che trasformano il passato in uno strumento di potere.

Per comprendere la portata di questo conflitto narrativo, è necessario analizzare come la storia venga utilizzata come “arma” culturale. Quando una nazione rivendica un’origine comune, non sta solo citando date, ma sta cercando di stabilire una legittimità morale e politica che trascenda il presente. In questo contesto, la Rus’ di Kiev funge da punto di riferimento primordiale, un “mito fondativo” che viene declinato in modi divergenti per servire obiettivi contrastanti, rendendo la storia non solo un racconto del passato, ma un terreno di scontro attivo per il futuro della regione.

L’origine comune e la nascita dello Stato della Rus’ di Kiev

I fatti storici verificati stabiliscono con certezza che la Rus’ di Kiev nacque nel IX secolo come il primo Stato organizzato degli slavi orientali. Questo periodo cruciale segna l’emergere di una coesione territoriale e di una somiglianza culturale significativa in una regione che, fino a quel momento, era stata caratterizzata da un mosaico frammentato di principati, tribù e comunità isolate. La transizione verso una struttura statale più complessa non fu un evento improvviso, ma il risultato di processi socio-economici e migratori di lunga durata.

Secondo la trascrizione del canale Dossier della Storia, la formazione di queste strutture politiche è strettamente legata a dinamiche migratorie e commerciali di portata internazionale. Il testo spiega che:

“Sebbene i vichinghi siano più comunemente associati alle loro incursioni e conquiste in Britannia e nell’Europa occidentale, in quel periodo furono molto più attivi nell’Europa orientale. Dopo aver navigato attraverso il Mar Baltico e lungo i grandi fiumi Volga, Don e Dnepar entrarono nel Mar Nero e nel Mar Caspio e proseguirono lanciando incursioni contro l’impero bizantino e i califfati arabi.”

Questi insediamenti norreni, noti come Rus, non rimasero entità isolate o puramente predatorie. Al contrario, si assimilarono gradualmente alla popolazione slava locale attraverso processi di interazione, commercio e convivenza. Questo sincretismo culturale e politico portò alla formazione dei primi stati su larga scala della regione, tra cui lo stato della Rus’ di Kiev della fine del X secolo. La prosperità di queste entità, come Novgorod, Pskov e il Ducato di Mosca, fu alimentata da una rete commerciale capillare, in particolare con la Lega anseatica attraverso il Mar Baltico e il Mare del Nord. Tale connettività economica rese la Rus’ di Kiev un crocevia fondamentale tra le rotte del Nord e quelle del Sud, consolidando la sua importanza come centro di potere e cultura.

Le rivendicazioni storiche come strumento di politica estera

Poiché la Rus’ di Kiev costituisce l’origine storica comune di russi, ucraini e bielorussi, la sua eredità è diventata un terreno di scontro primario per la definizione delle identità nazionali contemporanee. La consapevolezza dell’importanza di questo periodo nella coscienza nazionale di questi tre Stati ha portato a interpretazioni storiografiche che sono state deliberatamente influenzate dalle esigenze strategiche dei diversi periodi storici. In altre parole, la storia viene “selezionata” per rafforzare il senso di appartenenza nazionale o per giustificare l’influenza politica su aree geografiche specifiche.

L’uso della Rus’ di Kiev come argomento politico è praticato da entrambe le parti e non può essere considerato un tema neutro o puramente educativo. Questa dinamica è evidente nelle recenti dichiarazioni ufficiali che cercano di monopolizzare la narrazione del passato. Un esempio emblematico è rappresentato dal presidente russo Vladimir Putin, il quale ha pubblicato nel 2021 un testo intitolato “Sull’unità storica di russi e ucraini”, in cui espone una specifica visione del passato comune che enfatizza la continuità e l’indissolubilità dei due popoli all’interno di una singola eredità storica.

Tuttavia, questa tesi è stata contestata da numerosi storici e intellettuali, i quali hanno identificato nel testo un uso politico della storia medievale volto a scopi di propaganda. La disputa non riguarda solo il “cosa” è accaduto — ovvero i fatti storici di base — ma il “come” e il “perché” tali eventi debbano essere utilizzati per giustificare posizioni geopolitiche odierne. La tensione risiede nel tentativo di trasformare un passato condiviso in un presente esclusivo. È fondamentale sottolineare che, nonostante la forza emotiva di queste narrazioni, rivendicare un’eredità medievale non produce effetti vincolanti nel diritto internazionale contemporaneo, il quale determina i confini degli Stati sulla base dei trattati vigenti e del riconoscimento sovrano, non sulla base della continuità di entità statali di mille anni fa.

Prospettive storiche sull’espansione e la frammentazione territoriale

Per comprendere appieno il peso delle rivendicazioni sulla Rus’ di Kiev, è necessario osservare l’evoluzione dello Stato russo e la sua successiva frammentazione e trasformazione attraverso i secoli. La trascrizione di Dossier della Storia evidenzia come, dopo il periodo di relativa pace e prosperità del X secolo, la regione sia stata colpita da diverse forze esterne e interne che hanno alterato radicalmente il corso della storia regionale.

L’arrivo dei mongoli nel 1223 segnò una svolta drammatica e violenta. Secondo la fonte, i cavalieri nomadi provenienti dall’Asia:

“avrebbero tuttavia tornati 14 anni dopo e avrebbero soggiogato quasi tutte le terre meridionali della Russa, radendo al suolo città come Kiev nel 1240 e incorporando le sue terre nei loro domini come vassalli dell’orda d’Oro.”

Questo periodo di sottomissione non fu solo una catastrofe militare, ma portò alla creazione di canati che esercitarono un potere e un’influenza duratura sulla Russia occidentale, esigendo pesanti tributi dalle città come Mosca e Novgorod. La successiva ascesa del ducato di Mosca, che tra il 1462 e il 1505 lanciò campagne per strappare il controllo del corso superiore del fiume Volga, segnò l’inizio di una nuova forma di stato russo centralizzato, diverso dalla struttura originaria della Rus’ di Kiev. Questo spostamento del baricentro del potere è un punto chiave per distinguere le diverse narrazioni storiche.

L’espansione verso est, iniziata sotto Ivan il terribile e proseguita dai cosacchi, portò alla conquista della Siberia e alla scoperta della costa dell’Alaska, ampliando gli orizzonti geografici dello Stato russo. Parallelamente, la ricerca di un porto in acque calde e l’espansione verso ovest portarono alla Grande Guerra del Nord e alla creazione di San Pietroburgo da parte di Pietro il Grande. Questi eventi hanno contribuito a definire la Russia come grande potenza internazionale, ma hanno anche creato una stratificazione di acquisizioni territoriali e culturali che oggi alimentano le diverse narrazioni storiche tra i popoli della regione. Ogni fase di questa espansione aggiunge un nuovo strato di complessità alla domanda su quale parte del passato appartenga a chi.

Il diritto internazionale e la realtà dei confini contemporanei

Un punto cruciale dell’analisi geopolitica riguarda il limite invalicabile tra la storia e la sovranità legale. Se le rivendicazioni storiche assegnassero la sovranità basandosi su eventi medievali, quasi tutti i confini europei sarebbero rimessi in discussione, portando a un caos giuridico globale. La realtà del diritto internazionale moderno si basa sui trattati, sul principio di autodeterminazione e sul riconoscimento dei confini attuali, non sulla continuità di entità statali medievali o sull’appartenenza etnica ancestrale.

La storia della Russia, come riportato dalla trascrizione, mostra una serie di trasformazioni radicali e spesso traumatiche: dalla Russia zarista alla rivoluzione del 1917, dalla nascita dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS) fino alla sua dissoluzione nel 1991. Il crollo dell’URSS ha lasciato spazio a una serie di stati indipendenti, inclusa l’Ucraina e la Bielorussia, definendo i confini attuali attraverso processi politici, giuridici e sociali del XX secolo. Questi processi moderni sono quelli che conferiscono legittimità agli Stati oggi, indipendentemente dalle radici che affondano nel IX secolo.

In conclusione, l’articolo espone le rivendicazioni dei tre popoli sulla Rus’ di Kiev e la loro base storica, ma non stabilisce a chi spetti l’eredità della Rus’ di Kiev in termini di proprietà politica o territoriale. La questione rimane aperta e dinamica: la storia fornisce il materiale fondamentale per la costruzione delle identità nazionali e per il senso di appartenenza culturale, ma la gestione di tale eredità rimane una materia costantemente contesa. In questo scenario, le interpretazioni storiche sono continuamente modellate dalle necessità strategiche, dalle ambizioni politiche e dalle aspirazioni identitarie del presente, rendendo la Rus’ di Kiev un simbolo eterno di complessità storica e geopolitica.

Fonti

I fatti citati vengono da:

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