Tre secoli e mezzo: la Crimea prima che fosse russa

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Dal canale Storia per le Tre Eta. Le citazioni dell’articolo vengono da questo video.

L’analisi della questione क्रीमea richiede un approccio che superi le narrazioni contemporanee per esaminare le stratificazioni storiche della penisola. Per comprendere la situazione attuale, è necessario osservare un arco temporale che precede di secoli l’integrazione della regione nell’orbita russa. Come evidenziato dai fatti storici, la Crimea non è stata né russa né ucraina per gran parte della sua storia recente, ma è stata per oltre tre secoli un territorio dominato dai Tatari sotto la sovranità dell’Impero ottomano.

Il Khanato di Crimea e il dominio ottomano (1441-1783)

Il punto di partenza per una ricostruzione storica accurata risale al 1441. In quell’anno, a seguito del crollo dell’Orda d’Oro, i discendenti dei Gengisidi fondarono un Khanato in Crimea. Questo periodo segna l’inizio di una fase di autonomia che si consolidò nel tempo. Nel 1475, i Tatari assunsero il controllo definitivo della penisola e il Khanato divenne formalmente un vassallo dell’Impero ottomano.

Questo lasso di tempo, che va dal 1475 al 1783, rappresenta trecentootto anni di dominio tataro. Durante questo lungo periodo, i Tatari di Crimea riconoscevano la sovranità del sultano di Istanbul, pur mantenendo un’ampia indipendenza operativa e politica. L’economia del Khanato in questa fase si fondava principalmente su allevamento e agricoltura, ma non era priva di dinamiche commerciali più complesse. Un elemento documentato della sua storia economica è stato l’arricchimento attraverso il traffico di schiavi russi e polacchi.

È fondamentale sottolineare che i Tatari di Crimea sono la popolazione indigena della penisola. Ogni ricostruzione che presenti la Crimea come storicamente russa deve necessariamente fare i conti con questi tre secoli e mezzo di dominio tataro-ottomano. In questo contesto, la penisola non era identificata con le identità nazionali moderne di Russia o Ucraina, ma costituiva un’entità politica distinta all’interno della sfera d’influenza ottomana.

La conquista russa e la trasformazione culturale

Il passaggio della Crimea sotto la sovranità russa avvenne nel 1783, sotto il segno dell’imperatrice Caterina II. La conquista fu motivata da ragioni strategiche e da una missione culturale e religiosa. La Russia riteneva di avere una missione storica di riconquista dei territori della cristianità, identificando Mosca come la “nuova Roma” erede dell’Impero bizantino. Per questo motivo, il controllo del Mar Nero era considerato essenziale per l’espansione marittima e la protezione della fede.

Secondo la trascrizione del video “La Crimea non è né russa né ucraina: le origini” del canale Storia per le Tre Età, la conquista portò a una profonda modifica del quadro etnico e culturale:

“La conquista della Crimea portò ultimo un altro conflitto dal 1787 al 92 che però confermo è legittimo la conquista russa della penisola motivi strategici come avevo detto prima ma anche con culturale mosca si riceve la nuova roma l’erede dell’impero bizantino in questo modo il quadro etnico culturale della crimea si modificò la vita mentre la composizione etnica che era a maggioranza tata la incomincio a subire l’immigrazione di russofoni altri elementi proveniente comunque da tutto il vasto impero russo che modificò rapidamente la somma delle varie etnie all’interno della penisola nei decenni successivi”

In questo periodo, la Crimea divenne un centro di grande rilievo per la cultura russa, specialmente durante l’Ottocento, il cosiddetto “Secolo d’Oro”. La letteratura russa trovò nella penisola una fonte di ispirazione fondamentale. Il poeta Alexander Pushkin, tra i primi a soggiornarvi, rifletté sulla natura della dominazione tatara:

“Pushkin che disse ebbe a dire secoli di dominazione tartara non hanno portato ai russi ne aristotele ne ha la matematica c’è dice pushkin di tutti i periodi lunghi secoli sotto quando i russi sono stati sotto la dominazione dei tagli la differenza di quello che è successo nella penisola iberica dove gli arabi avevano portato appunto la grande sapienza della grande casa della saggezza che si era sviluppata a baghdad ha appunto la conoscenza della filosofia di aristotele delle scienze matematiche tutto questo non era avvenuto poi cartario un popolo dal punto di vista culturale nettamente inferiore agli arabi”

Oltre a Pushkin, altri autori come Tolstoj e Cechov soggiornarono in Crimea, consolidando un legame culturale tra la penisola e la letteratura russa che va oltre la semplice occupazione strategica.

Il XX secolo: deportazioni, repressioni e la Repubblica Autonoma

Il XX secolo ha visto la Crimea protagonista di eventi drammatici che hanno alterato definitivamente la sua demografia. Dopo la rivoluzione bolscevica, la penisola divenne una roccaforte di resistenza per i “bianchi” (i russi bianchi) prima di cadere sotto il controllo sovietico. Uno degli eventi più significativi fu la repressione del 1944, durante la quale l’Unione Sovietica deportò gli Tatari verso l’Asia centrale, in particolare in Kazakistan.

Secondo la trascrizione del video, è importante distinguere la natura di questa popolazione:

“Questi tatari hanno questa origine asiatica ma sono dei tatari specifici che sono autoctoni della crimea e che quindi deportarli in asia non significa riportata la patria origine in mare sono nati cardi da quella che era diventata ormai la loro pace è questa”

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Crimea divenne una zona di villeggiatura per i dirigenti del partito sovietico, descritta come la “Costa Azzurra dell’impero sovietico”. Tuttavia, il panorama politico cambiò drasticamente nel 1991. Con la dissoluzione dell’URSS, la Crimea si costituì come Repubblica Autonoma nel maggio del 1992. In questo periodo, la Repubblica Autonoma approvò una risoluzione che dichiarava il legale trasferimento della Crimea dalla Russia all’Ucraina, un evento legato al 1954 quando la Crimea era stata passata dalla giurisdizione russa a quella ucraina per celebrare i 300 anni della sottomissione dei cosacchi del Donbass.

La Repubblica Autonoma di Crimea, pur riconoscendo formalmente l’appartenenza all’Ucraina, auspicava nuovi negoziati per rivedere questa posizione, cercando di tornare a far parte della Russia a causa della forte giustificazione etnica e storica della popolazione locale.

La situazione attuale e il riconoscimento degli elementi autoctoni

L’annessione de facto da parte della Russia nel marzo del 2014, avvenuta tramite un referendum non riconosciuto dalla maggior parte della comunità internazionale, ha segnato una nuova fase. Durante questo processo, la flotta ucraina è stata costretta a lasciare Sebastopoli per trasferirsi a Odessa. In questo contesto, il parlamento ucaino ha iniziato a intervenire sul riconoscimento delle popolazioni indigene.

Secondo quanto riportato nel video di Storia per le Tre Età, il parlamento ucraino ha riconosciuto i Tatari come elemento autoctono della Crimea, definendo le deportazioni del 1944 come un genocidio:

“Il parlamento ucraino anche se tardivamente ha riconosciuto i tatari come elemento autoctono della crimea cioè come popolo originale della penisola e il successivo quindi giugno ha qualificato come genocidio le deportazioni del 18 maggio 1944 cardi di cui abbiamo parlato dall’unione sovietica”

Questo riconoscimento sottolinea la persistenza di una comunità che, pur avendo subito restrizioni religiose e culturali dal 2014 al 2020 a causa della loro fede musulmana sunnita, mantiene un patrimonio storico e culturale proprio. L’analisi dei fatti storici mostra che la Crimea è un territorio complesso, la cui identità è stata plasmata da secoli di dominazione tatara, influenze ottomane, conquiste russe e trasformazioni sovietiche, rendendo la sua storia un mosaico di sovranità e popolazioni indigene che precede le attuali dispute geopolitiche.

Fonti

I fatti citati vengono da:

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