Trentamila euro l’anno: quanto guadagna davvero un medico a gettone

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Dal canale H3 Medicine. Le citazioni dell’articolo vengono da questo video.

L’analisi della struttura retributiva e della sostenibilità economica dei professionisti sanitari in Italia richiede una distinzione netta tra le diverse tipologie di contrattualizzazione e le modalità di erogazione dei compensi. Attraverso l’incrocio dei dati forniti dall’ANAC (Agenzia delle Controlli degli Appalti Pubblici) e le testimonianze dirette dei medici di medicina generale, emerge un quadro complesso che vede una forte polarizzazione tra professionisti singoli e strutture societarie, oltre a una significativa discrepanza tra il compenso lordo e il reddito netto effettivo.

La struttura degli appalti sanitari e la concentrazione dei compensi

I dati ANAC relativi al 2025 evidenziano una distribuzione asimmetrica dei contratti nel settore sanitario. Secondo le rilevazioni dell’Agenzia, i contratti intestati a persone fisiche — ovvero a singoli professionisti e non a società — sono pari a 117 e hanno un valore complessivo di 3,7 milioni di euro. Questa quota rappresenta solo il 3,1 per cento del totale degli appalti monitorati.

Al contrario, la stragrande maggioranza degli incarichi, pari al 96,9 per cento, con un valore di circa 116 milioni di euro, è destinata a società e cooperative. Questa evidenza suggerisce che la gestione dei flussi economici nel settore sia fortemente mediata da strutture collettive o societarie, rendendo difficile tracciare la ripartizione del valore tra la società stessa e il professionista che effettivamente presta il servizio. Come specificato dai dati ANAC, il valore del contratto indica l’importo tra ente e società, ma non chiarisce come tale somma venga suddivisa internamente.

In questo contesto, il compenso annuo mediano di un singolo professionista risulta essere di 30.000 euro lordi, mentre la media si attesta a 37.652 euro. I dati mostrano una forte concentrazione verso il basso: solo cinque professionisti su novantanove superano la soglia dei 100.000 euro di compenso annuo. È fondamentale sottolineare che tali importi sono lordi e soggetti a imposte e contributi, e non includono tutele tipiche del lavoro dipendente, come ferie, malattia retribuita o accantonamento pensionistico.

Analisi dei tetti orari e della trasparenza dei dati pubblici

Un elemento critico per la valutazione della sostenibilità del lavoro medico riguarda la trasparenza sulla durata dei contratti e il rispetto dei tetti orari. Il Ministero della Salute ha fissato dei limiti specifici: 85 euro per il pronto soccorso, l’anestesia e la rianimazione, e 75 euro per gli altri reparti. Tuttavia, la verifica del rispetto di tali tetti attraverso i dati pubblici incontra ostacoli tecnici significativi.

Nel 2023, i dati ANAC mostravano che il campo relativo alla durata prevista del contratto era compilato al 100 per cento su tutti i lotti per i dodici mesi dell’anno. Dal gennaio 2024, con l’introduzione dell’obbligo di digitalizzazione degli appalti e il passaggio alle nuove piattaforme, tale compilazione è crollata sotto il 25 per cento, attestandosi nel 2025 intorno al 3-4 per cento. Questo calo non è limitato al solo comparto sanitario, ma riguarda tutti i settori degli appalti pubblici, indicando un effetto tecnico del cambio di piattaforma piuttosto che una scelta specifica del settore sanitario.

L’assenza della durata del contratto nei dati attuali rende impossibile calcolare il costo orario effettivo e, di conseguenza, verificare se i tetti orari fissati nel 2023 vengano effettivamente rispettati. Questa opacità informativa complica la possibilità di un monitoraggio esterno sulla reale sostenibilità del lavoro dei medici a gettone.

Il caso del medico a gettone: tariffe e turnistica

Per quanto riguarda i medici operanti con modalità di turnistica, le informazioni raccolte da fonti mediatiche offrono una prospettiva diversa. Durante la trasmissione di PresaDiretta, sono state riportate le tariffe raccolte telefonando alle agenzie, che oscillano tra 1.200 e 1.500 euro per un turno di dodici ore. La trasmissione stessa precisa che tali cifre sono al lordo di tasse, contributi e assicurazioni.

Se si utilizza il compenso annuo mediano di 30.000 euro e lo si divide per una tariffa di 1.300 euro a turno, il risultato è di circa 23 turni all’anno. Questo dato si traduce in meno di due turni al mese, evidenziando una possibile discrepanza tra il compenso annuo dichiarato dai dati ANAC e la frequenza lavorativa necessaria per sostentare tale reddito con le tariffe di mercato delle agenzie.

La realtà economica del medico di medicina generale: entrate e costi

Per comprendere la realtà economica di chi opera nel settore della medicina generale, il canale H3 Medicine analizza il bilancio tra entrate e uscite per un medico che gestisce circa 1.000 pazienti. Secondo la trascrizione del video, le entrate sono composte da una quota fissa e una quota variabile.

La quota fissa dipende dal numero di pazienti (quota capitaria), pari a 44 euro a paziente. Per un medico con 1.000 pazienti, la base mensile sarebbe di 3.440 euro (per un massimalista di 160 euro al mese). A questa si aggiungono le quote variabili e le indennità aggiuntive, come quelle per pazienti sopra i 75 anni o sotto i 14 anni, l’indennità informatica, l’indennità per medicina di rete, la quota aggiuntiva d’ingresso (60 euro per i primi 500 pazienti) e la quota finalizzata dal governo clinico (39 centesimi per paziente). Viene inoltre citata l’assistenza domiciliare programmata (ADP), pari a 118,90 euro lordi per visita (circa 10 euro netti), mentre le visite non programmate non sono pagate. Si aggiungono infine rimborsi per certificazioni, segreteria, rifiuti speciali e prestazioni di particolare impegno professionale (Pip).

Secondo la ricostruzione fornita dal canale H3 Medicine, per un medico con 1.000 pazienti, le entrate totali possono oscillare tra i 4.000 e i 6.000 euro mensili. Tuttavia, il video sottolinea che il medico di medicina generale è un libero professionista e deve sostenere costi elevati:

“Il medico di medicina generale è un libero professionista per cui si autogestisce e paga una serie di spese che vanno dall’affitto del locale di studio medico che può variare a seconda della città dello studio ma generalmente ecco faccio un esempio per Roma-Milano si aggira attorno ai €500 in città più piccole magari l’affitto è più basso spese detraibili in quanto libero professionisti le spese di segreteria che non sono obbligatorie ma quando si hanno circa 1000 pazienti o più diventa essenziale circa €1500 al mese tra contributi e stipendio netto in parte de trili le spese di gestione del software informatico e di gestione dell’agenda informatica spesso si tratta di due programmi diversi le spese mensili si aggirano attorno ai 50-60 in parte detraibili le spese di eliminazione dei rifiuti biologici speciali quindi dei Rot circa €500 annui gestione delle bollette luce gas telefono internet toner stampante e poi materiale che si utilizza a studio nelle visite ambulatoriali tutti i giorni materiale per medicazioni rotoli guanti mascherine ovviamente i sostituti e non sempre possiamo essere presenti a studio non abbiamo la possibilità di chiedere la malattia come i dipendenti pubblici non abbiamo la possibilità di fare ferie senza nominare un sostituto per cui ecco le spese del sostituto si aggirano attorno ai €100 al giorno in città come Roma-Milano ormai sono diventate pari a circa €150 al giorno per chi ha almeno 1000 assistiti non dimentichiamoci delle pulizie che spesso vengono affidate a un collaboratore un dipendente piuttosto che a una ditta è chiaro che in uno studio in cui sono presenti diversi medici le spese vengono ammortizzate ma generalmente parliamo comunque di circa €100 al mese”

Oltre alle spese operative, il medico deve affrontare il carico fiscale. Secondo la trascrizione, ogni medico riceve il cedolino il 27 del mese con la trattenuta dei contributi previdenziali (Enpam), pari al 14% dello stipendio. Successivamente, il reddito è soggetto all’IRPEF, che per un medico con 1.000 assistiti può arrivare alla massima aliquota del 43%.

Il canale H3 Medicine conclude che, partendo da uno stipendio di circa 5.000 euro lordi al mese per un medico con 1.000 assistiti e sottraendo tasse, affitto, collaborazione informatica, gestione dello studio e materiali necessari, il risultato finale è uno stipendio netto mensile di circa 2.000 euro. L’analisi evidenzia come la condizione di libero professionista comporti l’assenza di tutele come la malattia o le ferie retribuite, obbligando il medico a gestire autonomamente i costi dei sostituti e la continuità del servizio.

Conclusioni e incertezze residue

L’analisi dei dati e delle testimonianze lascia aperti diversi interrogativi. Se da un lato i dati ANAC mostrano una realtà di appalti dominata da società e cooperative con compensi medi per i singoli professionisti piuttosto bassi (30.000 euro lordi), dall’altro le testimonianze dirette dei medici di medicina generale descrivono un modello di gestione del reddito basato su quote variabili e costi fissi elevati che riducono drasticamente il netto finale. Resta inoltre aperta la questione della trasparenza sui tetti orari: la mancanza di dati sulla durata dei contratti nelle nuove piattaforme digitali impedisce di verificare se le tariffe ministeriali siano effettivamente rispettate o se il carico di lavoro sia distribuito in modo equo tra i diversi settori della sanità.

Fonti

I fatti citati vengono da:

I dati

Le cifre citate in questo articolo provengono dai dati aperti pubblicati da ANAC sui contratti pubblici (dataset dei CIG e degli aggiudicatari, anno 2025). L’elaborazione ha selezionato i lotti il cui oggetto descrive la fornitura di personale medico o infermieristico, escludendo le forniture di dispositivi finite nell’elenco per effetto delle gare multi-lotto. Chiunque puo’ ripetere la verifica: ogni riga riporta il CIG, che sul portale ANAC rimanda al provvedimento originale.

I nomi delle societa’ aggiudicatarie sono pubblicati in chiaro, perche’ l’aggiudicazione di denaro pubblico a un’impresa e’ un fatto pubblico. I contratti intestati a singoli professionisti sono conteggiati ma con l’identita’ oscurata: sono persone fisiche, e il dato di interesse pubblico e’ quanto e quanti, non chi.

Scarica l’allegato in formato CSV (553 contratti, 111,5 milioni di euro, anno 2025).

La serie

Questo articolo fa parte di un percorso in sei puntate sulla carenza di medici: dalle regole nazionali che la producono al caso di un pronto soccorso che ha chiuso.

  1. Il quadro: perche i bandi per il pronto soccorso vanno deserti
  2. Le origini: la legge del 1999 sul numero programmato e l imbuto formativo
  3. Chi fornisce i medici a gettone: 240 societa e 111 milioni di euro
  4. Quanto guadagna davvero un medico a gettone, e il dato sparito nel 2024 (stai leggendo questo)
  5. La rete formativa: lo strumento che esiste gia e non arriva alla periferia
  6. Il caso Agropoli: i comitati in piazza il 7 e l 8 agosto

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