Storia dell’Ucraina: la ricostruzione di Scripta Manent, dal dopoguerra a oggi

Views: 1

Dal canale Scripta Manent – Roberto Trizio. Le citazioni dell’articolo vengono da questo video.

Storia dell’Ucraina: la ricostruzione di Scripta Manent, dal dopoguerra a oggi

Il presente articolo analizza la ricostruzione storica dell’Ucraina proposta dal canale Scripta Manent di Roberto Trizio. È fondamentale premettere che le affermazioni riportate derivano esclusivamente dal video di Trizio e vanno attribuite alla sua paternità, non essendo presentate come fatti accertati. La storia dell’Ucraina rimane una materia storiograficamente discussa, specialmente per quanto riguarda il rapporto con la Russia e il periodo del Novecento. Questo testo non sostituisce le fonti accademiche, ma espone una specifica divulgazione e ne segnala i punti aperti.

La Seconda Guerra Mondiale e le reazioni alla Wehrmacht

Secondo la ricostruzione di Roberto Trizio, il punto di partenza della narrazione è il 1941, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale. In questo contesto, le forze dell’Asse, prevalentemente Germania e Italia, lanciano l’operazione Barbarossa per conquistare l’Unione Sovietica. Trizio specifica che nell’ambito di questa operazione avviene anche l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito tedesco, la Wehrmacht.

L’autore evidenzia come le reazioni degli ucraini all’ingresso della Wehrmacht sul suolo nazionale siano state duplici. Da un lato, una parte della popolazione percepì i tedeschi come invasori, organizzandosi in una lotta partigiana con metodi di guerriglia per scacciarli. Dall’altro lato, una seconda parte degli ucraini vide inizialmente i tedeschi come “possibili liberatori dall’oppressione e dalla presenza dell’Unione Sovietica”, arrivando a allearsi con la Wehrmacht e a combattere al loro fianco.

Trizio sottolinea la drammaticità di questo periodo, riportando che in quegli anni si verificò l’olocausto degli ebrei in Ucraina. Secondo il video, l’esercito tedesco, insieme ai cosiddetti “collaborazionisti ucraini”, perpetrò crimini che portarono alla morte di circa un milione e mezzo di ebrei in pochi anni, attraverso deportazioni, uccisioni ed esecuzioni sommarie.

“In quegli anni terribili l’esercito tedesco assieme ai cosiddetti collaborazionisti ucraini cioè quelli ucraini che stavano con i tedeschi perpetrano anche lì l’olocausto e muore circa un milione mezzo di ebrei nell’arco di pochi anni vengono deportati uccisi esecuzioni sommarie”

L’Esercito Insurrezionale Ucraino e i massacri di Volinia e Galizia

La narrazione di Trizio prosegue descrivendo un’evoluzione successiva: alcuni ucraini che avevano inizialmente collaborato con la Wehrmacht iniziarono a rendersi conto che i tedeschi erano anch’essi “oppressori degli invasori”. Da questa consapevolezza nacque un nuovo movimento guidato dai generali Stefan Bandera e Dmytro Shukhevych. L’obiettivo dichiarato era la creazione di una “Ucraina totalmente indipendente da qualsiasi stato e soprattutto una Ucraina pura abitata solo da ucraini dove vige la cultura ucraina”.

Sotto la guida di Bandera, che Trizio specifica non abbia mai mascherato l’ammirazione per gli ideali nazifascisti, venne costituito l’Esercito Insurrezionale Ucraino. Questo gruppo combatté contro i soldati dell’Unione Sovietica, contro la Wehrmacht e contro i polacchi che abitavano i territori contesi. Trizio riporta che la lotta contro i polacchi sfociò in un “massacro orrendo” nelle zone della Volinia e della Galizia orientale, che Bandera riteneva dovessero essere liberate dai polacchi per l’ideale di un’Ucraina pura.

L’autore descrive questi eventi come un “momento nero della storia ucraina”, citando l’uccisione di massa, lo stupro di donne e la mutilazione dei corpi. Secondo Trizio, si parla di un massacro che ha visto tra i 50 e i 100 mila polacchi uccisi, con la conferma che una parte dei contadini ucraini aiutò l’esercito insurrezionale, mentre altri si rifiutarono. Trizio nota che il fatto se i rifiutari siano stati uccisi rimane un punto della storia ancora contestato e non ben definito.

L’autonomia nell’Unione Sovietica e il percorso verso l’indipendenza

Dopo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale, Trizio descrive una fase particolare in cui l’Ucraina, pur rimanendo una delle 15 repubbliche socialiste dell’Unione Sovietica, godeva di una determinata autonomia, specialmente nel profilo della politica internazionale. Un esempio citato è l’ingresso dell’Ucraina come membro fondatore dell’ONU con diritto di voto, un accordo che servì anche all’Unione Sovietica per bilanciare il predominio del blocco occidentale.

Questa autonomia si intensificò negli anni ’90, culminando nel 1990 con un “storico corteo” di 300.000 persone che partì da Kiev verso Leopoli per chiedere la totale indipendenza. L’autore riporta che il percorso si concluse con l’annuncio del parlamento ucraino nell’agosto del 1991 di non seguire più i dettami sovietici e di fare una propria linea politica indipendente.

Il 1° dicembre 1991, un referendum confermò l’indipendenza con il 90,3% dei voti, e nello stesso giorno Leonid Kravchuk fu eletto primo presidente. Il 26 dicembre 1991, la firma dei presidenti di Russia, Ucraina e Bielorussia sancì ufficialmente la dissoluzione dell’Unione Sovietica, conferendo all’Ucraina la piena indipendenza giuridica e internazionale.

Dalle riforme di Kravchuk alla Rivoluzione Arancione

Trizio analizza la gestione di Leonid Kravchuk, definito dagli analisti come un “astuto stratega” e molto diplomatico. Il suo governo strinse accordi con gli Stati Uniti, come quello con George H.W. Bush per lo smantellamento delle armi atomiche in cambio di 110 milioni di dollari. Tuttavia, l’autore evidenzia gravi problemi interni: una corruzione che “ammorbava tutto l’apparato statale” e un crollo economico che portò al fallimento della Black Sea Shipping Company, lasciando centinaia di marinai bloccati sulle navi in tutto il mondo senza stipendio.

Il declino di Kravchuk portò all’ascesa di Leonid Kuchma, che si presentò con un motto di riforma e lotta alla corruzione, pur mantenendo un orientamento “filo russo”. Trizio sottolinea che la corruzione non venne estirpata e che il punto debole di Kuchma fu la soppressione della libertà di stampa. L’autore cita lo “scandalo della cassetta”, basato sul ritrovamento di un audio in cui Kuchma ordinava il rapimento di un giornalista, portando alle proteste di massa note come “Ucraina senza Kuchma”.

Dopo la destituzione di Kuchma, si arrivò alle elezioni tra Viktor Yanukovich (sostenuto dai filo-russi e dallo stato maggiore di Kuchma) e Viktor Yushchenko (più aperto verso il blocco occidentale). Nonostante l’annuncio della vittoria di Yanukovich, i sostenitori di Yushchenko denunciarono brogli, scatenando la “Rivoluzione Arancione”. Trizio spiega che la Corte Suprema invalidò le elezioni e ordinò il ripetimento delle votazioni, che portarono alla vittoria di Yushchenko.

La crisi del gas e le tensioni con la Russia

Sotto la presidenza di Yushchenko, l’Ucraina cercò un maggiore dialogo con l’Unione Europea, suscitando preoccupazione in Russia. Trizio descrive come l’Ucraina sia diventata un paese di passaggio fondamentale per i gasdotti russi verso l’Europa. La tensione nacque quando la Russia accusò l’Ucraina di “deviare una parte del gas” per scopi propri.

Inizialmente l’Ucraina negò le accuse, ma poi ammise di aver deviato una parte del gas russo per far fronte a inverni straordinariamente rigidi e per salvare la vita dei cittadini. Questa lite internazionale portò all’apice nel 2006, quando la Russia chiuse completamente le forniture di gas all’Ucraina per alcuni giorni, causando preoccupazione in tutta Europa, prima di riprendere la fornitura con nuovi accordi.

L’articolo si conclude segnalando che la ricostruzione di Scripta Manent si ferma agli ultimi avvenimenti prima dell’attualità recentissima, lasciando aperti i punti relativi alle dinamiche geopolitiche più recenti e alle conseguenze a lungo termine delle crisi del gas e della guerra del Donbass.

Fonti

I fatti citati vengono da:

Continua sul sito