Niger sotto pressione: l’attacco a Niamey e il Sahel che brucia
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La regione del Sahel sta attraversando una fase di profonda instabilità, caratterizzata da una crescente pressione militare e da una frammentazione delle strutture di potere tradizionali. Il Niger, in particolare, si trova al centro di una dinamica complessa in cui la giunta militare guidata dal presidente Abdourahamane Tchiani deve affrontare una minaccia asimmetrica costante da parte di gruppi estremisti. L’analisi della situazione attuale richiede di osservare non solo gli scontri diretti, ma anche le strategie di logoramento e le alleanze regionali che stanno ridefinendo l’architettura di sicurezza del continente.
L’ascesa di JNIM e la strategia di logoramento nel Sahel
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Il gruppo JNIM, affiliato ad al Qaeda, è diventato uno degli attori principali nella destabilizzazione del Sahel. Secondo il report del canale CGTN Africa, il gruppo ha dimostrato una capacità crescente di colpire obiettivi militari e infrastrutture critiche. La cronologia della sua espansione mostra una transizione da attacchi coordinati a una strategia di pressione sistemica.
Nel marzo 2018, JNIM ha dimostrato le sue capacità con uno dei suoi primi grandi attacchi coordinati, colpendo una base dell’esercito e l’ambasciata francese a Ouadougou, la capitale del Burkina Faso. Successivamente, il gruppo ha puntato a simboli di cooperazione regionale, attaccando il quartier generale della forza congiunta del G5 Sahel a Sévaré nel giugno 2018. Come riportato da CGTN Africa, questo assalto ha “dealt a significant blow to counterterrorism efforts in the Sahel region”.
La tattica del JNIM si è evoluta nel tempo, passando dall’attacco diretto alla cattura di ostaggi e, più recentemente, al blocco delle risorse vitali. In Mali, il gruppo ha imposto un blocco del carburante per due mesi, paralizzando la capitale Bamako. Secondo David Embiy di CGTN Africa, questa strategia mira a “starving Bamako of fuel”, costringendo la chiusura delle scuole e influenzando le attività commerciali. Gli analisti della sicurezza citati da CGTN Africa suggeriscono che il gruppo non abbia necessariamente l’intenzione o la capacità militare di conquistare la città di 4 milioni di abitanti, ma che l’obiettivo sia piuttosto quello di “trigger another coup which would further destabilize the country and allow JNIM to amass more weapons and funds”.
L’escalation della violenza e gli attacchi alle basi militari nigerine
Il Niger è diventato un fronte cruciale per JNIM, che ha espanso le proprie operazioni oltre i confini del Mali. Già nel gennaio 2020, il gruppo aveva lanciato un attacco devastante contro una base militare vicino al confine con il Mali, causando numerose vittime. Questo trend di violenza si è intensificato negli ultimi anni, colpendo ripetutamente le posizioni della giunta militare guidata da Abdourahamane Tchiani.
I fatti verificati documentano una serie di scontri violenti che mettono a dura prova la capacità di difesa del Niger. A febbraio, miliziani del JNIM hanno travolto una posizione militare nigerina a Makalondi, uccidendo almeno 36 soldati e catturando 12 veicoli militari dotati di mitragliatrici montate. Questi eventi evidenziano la vulnerabilità delle linee di rifornimento e delle basi periferiche.
Non solo JNIM rappresenta una minaccia costante. Nel giugno 2025, miliziani dello Stato Islamico – Provincia del Sahel hanno attaccato la base di Banibangou, uccidendo almeno 71 soldati. Questi attacchi simultanei da parte di diverse fazioni estremiste sottolineano la difficoltà della giunta nigerina nel contenere la violenza su più fronti, nonostante il coordinamento regionale.
Alleanze regionali e la creazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel (AES)
In risposta alla crescente pressione degli estremisti, la giunta militare nigerina ha cercato di consolidare la propria posizione attraverso la cooperazione regionale. Nel settembre 2023, il Niger si è coordinato con Burkina Faso e Mali per dare vita all’Alleanza degli Stati del Sahel (AES). Questa coalizione è stata istituita specificamente per rafforzare il contrasto a JNIM e allo Stato Islamico Sahel.
Questa mossa geopolitica si inserisce in un contesto di cambiamenti profondi. Dopo il rovesciamento del governo del Mali nel agosto 2020 da parte dei militari, si è verificata una cascata di simili prese di potere in tutta la regione. I nuovi leader militari hanno promesso di schiacciare la minaccia dell’estremismo e hanno avviato un più ampio ritiro delle truppe francesi dal Sahel. Tuttavia, come osservato da CGTN Africa, i nuovi leader militari hanno faticato a contenere la violenza estremista, pur riuscendo a riprendere il controllo di diverse città principali.
L’alleanza AES rappresenta il tentativo di creare un blocco difensivo autonomo, ma la realtà sul campo mostra che la pressione degli attacchi continua a essere intensa. L’efficacia di questa coalizione sarà determinata dalla capacità di coordinare le risorse militari e di rispondere alle tattiche di guerriglia che hanno già dimostrato di poter colpire infrastrutture critiche e centri urbani.
L’impatto umanitario e la vulnerabilità delle infrastrutture
L’analisi dei fatti riportati da CGTN Africa evidenzia come la strategia militare degli estremisti abbia ricadute dirette sulla popolazione civile. Il blocco del carburante in Mali è un esempio lampante di come la guerra non sia solo uno scontro tra forze armate, ma una strategia di soffocamento economico. La mancanza di carburante non solo paralizza i trasporti, ma ha effetti a catena sull’istruzione e sul commercio.
Nel agosto 2024, il JNIM ha lanciato un attacco a Basalogu, che ha causato la morte di oltre 400 persone a soli 130 km a nord di Ouagadougou. Questo tipo di violenza, unita agli attacchi contro le infrastrutture e ai sequestri di alto profilo — come quello di Sophie Petronine nel 2016 — contribuisce a creare un clima di insicurezza persistente che alimenta la frustrazione pubblica.
Il Niger si trova dunque in una posizione di estrema pressione. Da un lato, deve gestire la difesa del proprio territorio contro attacchi coordinati da gruppi come JNIM e lo Stato Islamico; dall’altro, deve navigare le complessità di un’alleanza regionale (AES) nata in un momento di forte tensione internazionale e ritiro delle forze esterne. La capacità della giunta di Abdourahamane Tchiani di proteggere le basi militari e garantire la stabilità interna rimane la sfida principale in un Sahel che continua a bruciare sotto il peso di conflitti asimmetrici e blocchi strategici.
Rimane aperto il quesito su quanto l’Alleanza degli Stati del Sahel sarà in grado di contrastare efficacemente la capacità di JNIM di colpire obiettivi simbolici e infrastrutture vitali, mentre la strategia di logorimento dei gruppi estremisti continua a mettere a dura prova la resilienza dei governi militari della regione.
Fonti
I fatti citati vengono da:

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