Liceo Italiano di Istanbul: 60.000 lire contro una soglia di poverta di 101.000

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Il Liceo Italiano di Istanbul è diventato il teatro di una complessa vertenza lavorativa che mette in luce le profonde disparità retributive e strutturali tra il personale docente locale e quello distaccato dallo Stato italiano. La situazione, emersa attraverso le dichiarazioni dei docenti turchi e le risposte delle istituzioni coinvolte, evidenzia un divario economico che si misura non solo in termini di cifre assolute, ma anche in termini di carichi di lavoro, riconoscimento dei diritti e condizioni di servizio.

Il contesto economico e il divario retributivo

I dati relativi alla retribuzione dei docenti turchi del Liceo Italiano di Istanbul mostrano una realtà economica critica se confrontata con gli indicatori di povertà vigenti nel Paese. A novembre 2025, i docenti turchi della scuola percepivano circa 60.000 lire turche al mese. Questo importo si colloca significativamente al di sotto dei parametri di sussistenza indicati nelle dichiarazioni sindacali in Turchia: la soglia della fame è fissata a 31.000 lire, mentre la soglia della povertà è indicata a circa 101.000 lire.

Questa discrepanza tra il salario percepito e i parametri di povertà è il fulcro della protesta dei lavoratori locali. Secondo quanto riportato nelle dichiarazioni, i docenti turchi guadagnano spesso meno dei colleghi che operano nelle scuole pubbliche turche. Il sindacato Tez-Koop-Is ha evidenziato come i salari offerti siano inferiori sia alla soglia della fame che a quella della povertà, definendo la situazione come inaccettabile e richiedendo una revisione delle offerte sulla base dei contratti collettivi.

Parallelamente, la situazione dei docenti italiani distaccati presenta una struttura retributiva differente. Questi professionisti percepiscono circa 7.000 euro al mese, una cifra corrisposta dallo Stato italiano. Il divario con i colleghi turchi, che percepiscono tra 1.200 e 1.300 euro, è evidente, ma la questione non si limita al solo importo monetario, poiché le modalità di erogazione e le basi di calcolo variano sensibilmente tra i due gruppi di lavoratori.

Carichi di lavoro e disparità nelle supplenze

Oltre alla differenza salariale, la vertenza mette in luce una marcata asimmetria nelle condizioni di lavoro quotidiane. I docenti italiani lavorano su una base di 20 ore settimanali, mentre i docenti turchi sono impegnati per 27 ore settimanali. Questa differenza di carico orario è accompagnata da disparità nel trattamento delle attività extra e delle supplenze.

Per quanto riguarda le supplenze, il sistema di retribuzione differisce radicalmente: per i docenti italiani le supplenze sono retribuite a ora, mentre per i docenti turchi non sono retribuite. Tale distinzione contribuisce a creare un ambiente di lavoro percepito come diseguale, dove il personale locale deve affrontare un carico di ore maggiori senza il corrispondente riconoscimento economico per le attività supplementari.

Inoltre, la gestione dei turni di sorveglianza rappresenta un altro punto di frizione. I docenti turchi hanno segnalato che il carico di sorveglianza può arrivare fino a tre giorni a settimana, richiedendo una distribuzione più equa tra i colleghi italiani e quelli turchi. La richiesta dei lavoratori non è quella di raggiungere i 7.000 euro percepiti dai colleghi italiani, ma di ottenere condizioni che siano coerenti con i salari dei docenti nelle scuole equivalenti in Turchia, dove alcuni docenti turchi percepirebbero il triplo della cifra attuale.

Le posizioni delle istituzioni e le proposte della scuola

Di fronte a queste criticità, le istituzioni hanno fornito chiarimenti tecnici sulla natura delle indennità. ANIEF e il MAECI sostengono che l’indennità di servizio all’estero non costituisce una voce ordinaria di stipendio. Secondo queste autorità, si tratta di un accessorio riservato esclusivamente al personale statale italiano distaccato e non è una prestazione spettante al personale assunto localmente. Questa distinzione normativa spiega la base giuridica su cui poggiano le diverse retribuzioni, ma non risolve la questione della percezione di disparità da parte dei lavoratori locali.

La direzione della scuola ha presentato delle proposte per il futuro prossimo, che tuttavia sono state giudicate insufficienti dai docenti. Per il 2026, la scuola ha proposto un aumento del 15%, mentre per il 2027 la proposta di aumento è dello 0%. I docenti hanno dichiarato che le trattative sono durate circa sei mesi senza che la scuola presentasse proposte di miglioramento significative durante questo periodo, nonostante le richieste di adeguamento ai salari di mercato e alle condizioni di lavoro.

Le dichiarazioni dei docenti sottolineano che il problema non è solo monetario, ma riguarda il riconoscimento del valore del lavoro e il rispetto professionale. I lavoratori hanno espresso il desiderio di vedere un approccio equo che non distingua tra docenti turchi e italiani per quanto riguarda le condizioni di base, la gestione dei programmi e la distribuzione del carico di lavoro.

Le rivendicazioni sindacali e il clima di tensione

Il sindacato Tez-Koop-Is ha guidato la protesta chiedendo alla direzione di valutare le proposte costruttive e di non lasciare le richieste dei lavoratori senza risposta. Il clima di tensione è stato alimentato da dichiarazioni che descrivono le pratiche della scuola come discriminatorie, con accuse di trattare i docenti turchi in modo inferiore rispetto ai colleghi italiani. I docenti hanno denunciato un senso di esclusione e di “oggettivazione”, lamentando che le loro richieste di miglioramento vengano ignorate o accolte con risposte che non tengono conto della realtà economica attuale.

Le richieste specifiche dei docenti includono:

  • L’adozione di un approccio equo che non distingua tra docenti turchi e italiani.
  • La revisione dei carichi di lavoro per allinearli alle 20 ore settimanali dei colleghi italiani.
  • Il riconoscimento di pagamenti per le ore extra e per le supplenze per il personale locale.
  • Un adeguamento salariale basato sulle medie delle scuole straniere simili in Turchia.
  • La fine delle pratiche discriminatorie nella preparazione dei programmi e nella distribuzione dei turni.

I docenti hanno inoltre invitato le autorità competenti, tra cui il Ministero degli Affari Esteri italiano, il Consolato Generale d’Italia a Istanbul e l’Ambasciata d’Italia ad Ankara, a intervenire per risolvere le questioni poste sul tavolo delle trattative, sottolineando la necessità di un dialogo che tenga conto della dignità del lavoro e della realtà economica del Paese.

Conclusioni e punti aperti

La vertenza presso il Liceo Italiano di Istanbul rimane in una fase di stallo. Mentre le istituzioni (MAECI e ANIEF) hanno chiarito la natura tecnica delle indennità, la scuola ha presentato aumenti che i docenti considerano inadeguati rispetto all’inflazione e ai parametri di povertà locali. Rimane aperto il nodo sulla possibilità di una mediazione che possa bilanciare le norme statali italiane con le necessità economiche e i diritti dei lavoratori assunti localmente. Non è ancora chiaro se la direzione della scuola accetterà di rivedere le proposte per il 2026 e 2027 o se le trattative proseguiranno senza ulteriori miglioramenti strutturali.

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