Siria dopo Assad: un governo di transizione e uno Stato Islamico che si ricompone

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Dal canale Limes. Le citazioni dell’articolo vengono da questo video.

La caduta di Bashar al-Assad, avvenuta l’8 dicembre 2024, ha segnato una delle principali svolte geopolitiche del Medio Oriente degli ultimi anni. Il passaggio di potere ha dato il via a una fase di transizione caratterizzata da una complessa ristrutturazione delle autorità centrali e dalla persistenza di dinamiche di insorgenza che mettono alla prova la stabilità del nuovo assetto statale. In questo scenario, la figura di Ahmad al-Shara, in precedenza noto come al-Jawlani, emerge come il perno del nuovo governo di transizione, mentre il gruppo dello Stato Islamico (ISIS) si ricompone in una forma che, pur priva di strutture statali classiche, continua a esercitare pressione sul territorio.

Il governo di transizione di Ahmad al-Shara e la parabola del potere

Ahmad al-Shara, ex leader jihadista, presiede attualmente il governo di transizione in Siria. La sua ascesa al potere rappresenta una parabola politica peculiare, descritta da Lorenzo Trombetta come un percorso di cooptazione e trasformazione. Secondo Trombetta, Shara ha saputo navigare tra diverse influenze: nato nel 2003, ha combattuto contro l’invasione angloamericana in Iraq, è stato arrestato dagli Stati Uniti per cinque anni, per poi essere liberato e tornare in Siria durante l’inizio della guerra civile.

Durante il suo percorso, Shara ha fondato l’ala siriana di Al-Qaida, per poi abbandonarla e spostarsi verso l’influenza turca nel nord-ovest del Paese. A partire dal 2023, la sua figura è stata progressivamente costruita come una possibile alternativa post-Assad, venendo cooptata da britannici e americani. Trombetta osserva che, a seguito dell’avanzata fulminea da Aleppo verso Damasco, Shara è salito sul trono del vecchio regime, presentandosi come un leader di transizione che, pur non essendo un presidente eletto, agisce come un “cliente vero e proprio” di potenze internazionali, in particolare degli Stati Uniti.

Il rapporto con le forze internazionali è già evidente. Secondo la trascrizione, gli Stati Uniti hanno riconosciuto Shara e gli hanno offerto una cornice di supporto che include la rimozione delle sanzioni. Tuttavia, la natura del suo potere rimane definita dalla difficoltà di controllo sul territorio. Trombetta sottolinea come il nuovo governo di Damasco rifletta una realtà magmatica:

“La versione riflette non tanto le ambiguità retoriche, ma riflette la difficoltà sul terreno da parte di Damasco di controllare tutta una serie di forze governative barra milizie che in realtà sono ancora sul terreno e che si fond con un’insurrezione locale.”

La ricomposizione dello Stato Islamico: dalla sconfitta territoriale alla rete

Nonostante la caduta del regime di Assad, la minaccia rappresentata dallo Stato Islamico non è svanita, ma ha cambiato forma. Sebbene lo Stato Islamico del 2026 non possieda un califfo, non gestisca risorse e non controlli città, il gruppo ha dimostrato una notevole capacità di resistenza in contesti di instabilità politica, fragilità istituzionale e tensioni settarie irrisolte. Le analisi geopolitiche collegano questa ricomposizione al ritiro progressivo delle forze statunitensi dalla Siria.

Il caso siriano evidenzia un principio fondamentale della lotta ai gruppi armati: la sconfitta territoriale non coincide necessariamente con la fine dell’organizzazione. Lo Stato Islamico non esiste più come entità statale, ma continua a operare come una rete. Questa capacità di adattamento è confermata dalle attività recenti del gruppo. All’inizio del 2026, lo Stato Islamico ha rivendicato oltre 45 operazioni coordinate nella Siria centrale, tra cui un’imboscata a metà marzo presso Al-Sukhnah. Inoltre, il gruppo ha rivendicato attacchi contro le forze governative nel sud del Paese e una serie di bombardamenti e imboscate sia in Siria che in Iraq.

L’attività del gruppo è descritta da Lorenzo Trombetta come un’insurrezione locale di matrice jihadista che funge da “iceberg di un fenomeno di grande sofferenza sociale, economica e politica”. Trombetta specifica che, nonostante la vicinanza ideologica di alcuni compagni di Shara con l’ideologia dell’ISIS, il gruppo rimane un fronte separato e ostile:

“L’essere affiliato all’ISIS è ben diverso dall’essere affiliato ad Al-Qaida… ISIS e Nustra, la prima entità fondata da Giolani, Ashara, erano e sono stati fin da subito in grandi conflitti fino ad avere i propri veri e propri scontri armati nel nord-ovest della Siria.”

L’obiettivo dell’ISIS, secondo le analisi riportate, sarebbe quello di riportarsi al centro dell’attenzione della stampa internazionale attraverso atti violenti, come l’uccisione di due soldati americani e un interprete da parte di un cecchino, identificato dai media ufficiali siriani come un “lupo solitario” ma poi ammesso dal Ministero dell’Interno di Damasco come membro dei servizi di sicurezza governativi.

Instabilità interna e sicurezza del nuovo governo

La stabilizzazione della Siria post-Assad resta incompleta. Il governo di transizione deve affrontare difficoltà interne e un rilancio diplomatico che procedono in parallelo senza un equilibrio duraturo. La vulnerabilità delle alte cariche è documentata da un rapporto delle Nazioni Unite del febbraio 2026, il quale riporta che nel corso del 2025 sono stati sventati cinque tentativi di assassinio contro il presidente al-Shara e altri alti funzionari.

Questa precarietà è alimentata da una situazione descritta come “caotica e magmatica”. Durante un viaggio in Siria, il fotoreporter Alfredo Bosco ha potuto osservare direttamente le condizioni del Paese. Bosco descrive un governo che tenta di proiettare un’immagine di controllo e modernità, ma che fatica a gestire le zone sensibili. Egli nota come le autorità abbiano cambiato aspetto rispetto a un anno prima, adottando un tono più conciliante e un abbigliamento occidentale, ma sottolinea la persistenza di scontri nelle aree di confine:

“Sono presenti comunque quelli che loro definiscono il termine inglese clashes, quindi scontri in cui numericamente non fanno presente se ci sono stati morti o feriti.”

Un altro fronte critico per la stabilità è la gestione del narcotraffico, in particolare del Captagon. Sebbene il nuovo governo dichiari che la lotta alla droga sia una priorità e che si stiano ottenendo risultati, i sequestri rimangono numerosi. Solo nella zona di Latakia, da gennaio a settembre, sono state sequestrate 56 milioni di pillole di Captagon. Questo dato suggerisce che, nonostante la volontà politica di debellare il fenomeno entro cinque anni, le scorte rimangono enormi e il fenomeno è profondamente radicato nel tessuto socioeconomico.

Economia di guerra e zone grigie del narcotraffico

L’analisi economica del narcotraffico in Siria rivela una struttura complessa che trascende la semplice gestione statale. Lorenzo Trombetta spiega che il Captagon è diventato una fonte redditizia per accumulare ricchezza in un contesto di crisi economica. Sebbene il regime di Assad ne fosse stato uno dei centri di potere, il traffico coinvolgeva una rete di intermediari, milizie irachene filo-iraniane, sbolla libanesi e famiglie locali che beneficiavano della copertura di diverse divisioni militari.

Il governo attuale, pur avendo una visione “più puritana” che bandisce formalmente droga e alcol, si trova a gestire una “zona grigia molto ampia”. Trombetta osserva che, sebbene il governo non sia coinvolto come struttura apicale, possono esistere collusioni a livello locale:

“Persone che sono membri del governo a un certo livello, ma che poi hanno magari anche lo zio che ha la fabbrichetta di Captagon, perché quello… possono essere colluse, non è il governo, però c’è una convivenza di.”

Questa persistenza delle reti di traffico, unita alla capacità di ricomposizione dello Stato Islamico e alla fragilità delle istituzioni di transizione, delinea un quadro in cui la Siria post-Assad non ha ancora raggiunto una stabilità strutturale. La transizione politica è accompagnata da una continua lotta per il controllo del territorio e delle risorse, in un ambiente dove la sconfitta militare dei gruppi armati non ha portato alla loro scomparsa, ma alla loro metamorfosi in reti persistenti e resilienti.

Fonti

I fatti citati vengono da:

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